mercoledì 9 febbraio 2011

Alessia Gazzola, “L’allieva”.

Fra le tante novità editoriali annunciate per lo scorso gennaio ce n’era una la cui autrice, prima di allora ignota al grande pubblico, veniva presentata come “capace di scrivere romanzi alla Patricia Cornwell con personaggi però simili a quelli di Bridget Jones... il tutto partendo dalla stessa terra di Camilleri”. L’autrice era Alessia Gazzola, medico chirurgo di Messina, specializzando in medicina legale, e il suo romanzo d’esordio “L’allieva”.
Un po’ perché incuriosito dalla presentazione, un po’ (devo anche dirlo) per campanilismo (regionale), il 27 gennaio 2011, giorno dell’uscita, il libro era già fra le mie mani.
Ora che ho finito di leggerlo, l’unica cosa che temo è di non essere in grado di riuscire a descrivere appieno il fascino che mi ha abbracciato dalla prima all’ultima pagina. Mai, infatti, in un sol momento ho creduto di annoiarmi o di perdermi in ridondanze e in lungaggini messe là apposta per allungare il brodo; anzi, al contrario, ho costantemente pensato di avere per le mani un’opera genuina, fresca, non originalissima (se penso proprio a Bridget Jones), ma di sicuro effetto. In una parola: deliziosa.
La voce narrante è quella della protagonista principale, Alice Allevi, una specializzanda in medicina legale (vi dice niente?) che, per una serie di coincidenze fortunose e sfortunate, si trova a risolvere da sola un caso di sospetto omicidio. Alice è, infatti, bistrattata dai professori del suo dipartimento e nessuno di questi è disposto a darle credito, prendendo sotto gamba le sue timide intuizioni. Lei è perspicace, si, ma anche alquanto goffa e combina-guai; è preparata, ma anche insicura; è affascinante, ma è pure ignara delle proprie potenzialità. E poi che dire della sfera privata? Purtroppo, anche in campo amoroso, ad Alice, le cose non vanno affatto come devono andare…
Il romanzo è la storia della rivalsa di Alice camuffata da thriller, che nel suo genere definirei anche picaresca. Al suo interno c’è tutto quel che ci si può aspettare dal suo genere: l’inconciliabilità fra la pura passione per l’attività professionale svolta e la diligenza che la stessa richiede, la poca trasparenza nei rapporti coi colleghi di lavoro, il rischio di trovarsi in situazioni difficili, se non anche pericolose, l’influenza dei rapporti personali sulla sfera lavorativa, e tante altre situazioni simili che portano la protagonista a perdere sempre più la stima di sé stessa, fino a quando, però, la verità e i sentimenti, inevitabilmente, cominciano a venire galla, restituendole o concedendole per la prima volta tutte le soddisfazioni che si sarebbe aspettata da prima.
E’ un bell’esordio, non c’è dubbio, per Alice Allev… ops, per Alessia Gazzola, volevo dire, che ha certamente attinto alle proprie esperienze (tant’è che ancora adesso mi domando quanto ci sia di autobiografico in questa simpatica favola) per portare a termine un’opera completa, ma al tempo stesso schietta, con pochi ma personaggi ma ben caratterizzati e priva di qualunque azione complicante che l’avrebbe appesantita inutilmente.
Lo indicherei particolarmente come medicina per recuperare il buon umore, come una cosiddetta lettura da spiaggia, da farsi peraltro senza disdegnare, sia pur incidentalmente, la riflessione su alcuni temi attualissimi e coinvolgenti come l’effetto della fuga di notizie o delle conclusioni affrettate nella fase delle indagini preliminari all’esercizio dell’azione penale.

3 commenti:

  1. Leggendo questa recensione mi pare che la panza sarà lenta, ma neanche il cervello sembra essere tanto veloce.

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  2. Bella recensione di un libro piacevolissimo. Bravo!

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